AccelerateEU: come evolve la strategia energetica europea
Con la presentazione del piano AccelerateEU, la Commissione europea interviene sul tema dell’energia con un’impostazione che va oltre la gestione dell’emergenza, delineando una strategia che tiene insieme sicurezza, competitività e transizione.
Le direttrici sono chiare: elettrificazione, integrazione tra infrastrutture, sviluppo tecnologico.
Il contesto resta quello di una forte esposizione dell’Unione alle dinamiche internazionali: nel 2025 l’Europa ha importato prodotti energetici per oltre 336 miliardi di euro, confermando la dipendenza da fonti fossili esterne.
In questo quadro, la transizione energetica viene sempre più interpretata come una leva strategica, non solo per la decarbonizzazione, ma per rafforzare la resilienza del sistema europeo e ridurre l’esposizione a shock geopolitici e di mercato.
Dalla gestione dell’emergenza a una strategia strutturale
Il piano interviene su due livelli. Da un lato, introduce misure immediate per gestire l’impatto dei prezzi dell’energia su famiglie e imprese. Dall’altro, rafforza una traiettoria di lungo periodo che punta a ridurre in modo progressivo il ruolo di petrolio e gas nel sistema energetico europeo.
Tra le azioni previste figurano strumenti di supporto mirati per i consumatori più esposti, incentivi per l’efficienza energetica e un rafforzamento del coordinamento tra Stati membri, in continuità con il piano REPowerEU.
Il principio guida è chiaro: le misure di breve termine devono accompagnare, e non rallentare, la transizione verso un sistema energetico decarbonizzato.
AccelerateEU e i driver della transizione: elettrificazione, reti e tecnologie
Uno degli elementi più rilevanti del piano è il ruolo centrale attribuito all’elettrificazione, in particolar modo fornita da fonti rinnovabili, pilastro prioritario per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.
Questo implica un rafforzamento delle infrastrutture di rete, un aumento della capacità di accumulo e una maggiore integrazione tra produzione e consumo di energia.
Parallelamente, il documento valorizza tecnologie già disponibili, come pompe di calore, mobilità elettrica e sistemi di efficienza energetica, già efficaci per ridurre consumi e costi. Anche l’idrogeno trova spazio, soprattutto come vettore per applicazioni industriali e per lo sviluppo di carburanti sostenibili per l’aviazione.
Misure immediate: il ruolo delle politiche su consumi e comportamenti
Accanto agli interventi strutturali, il piano dedica ampio spazio a misure di immediato impatto su famiglie, imprese e sistemi di consumo energetico. Le azioni individuate spaziano da strumenti di protezione per i consumatori vulnerabili – come voucher energetici, tariffe sociali e sospensione dei distacchi – fino a incentivi per accelerare la diffusione di tecnologie efficienti, tra cui pompe di calore, impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo.
Parallelamente, viene riconosciuto il ruolo dei comportamenti individuali e organizzativi nella riduzione dei consumi: dalla promozione dello smart working alla riduzione dell’uso dell’auto privata, fino al rafforzamento del trasporto pubblico e delle soluzioni di mobilità condivisa.
Queste misure evidenziano come la transizione energetica non riguardi esclusivamente infrastrutture e tecnologie, ma coinvolga direttamente modelli di consumo e abitudini quotidiane.
Best practice europee: cosa sta già funzionando
Il piano richiama anche una serie di misure già adottate a livello nazionale, considerate esempi concreti e replicabili su scala europea.
Tra i principali interventi:
- Francia: incentivi su pompe di calore, geotermia e solare; fondo da 500 milioni di euro per l’industria; stop alle caldaie a gas nei nuovi edifici dal 2027; social leasing per veicoli elettrici
- Belgio: IVA ridotta al 6% per pompe di calore, fotovoltaico e boiler solari
- Austria: fino al 100% di sussidio per la sostituzione delle caldaie fossili nelle famiglie vulnerabili
- Paesi Bassi: obbligo per le imprese di implementare interventi di efficienza con tempi di ritorno inferiori a cinque anni
- Germania: riduzione del costo dell’elettricità per le pompe di calore in cambio di flessibilità dei consumi
Nel settore degli edifici emergono inoltre:
- Fiandre (Belgio): sussidi fino al 50% e prestiti a tasso zero per la riqualificazione energetica
- Lituania: piano integrato che combina interventi comportamentali, investimenti rapidi e ristrutturazioni di lungo periodo
- Italia: campagne di sensibilizzazione sulla riduzione dei consumi energetici negli edifici pubblici
- Germania: ordinanze per il risparmio energetico con circa 20 TWh annui di riduzione del consumo di gas
Sul fronte della mobilità:
- Spagna: riduzione significativa del prezzo dei biglietti del trasporto pubblico
- Belgio: congelamento dei prezzi ferroviari
- Germania: campagne nazionali per il risparmio energetico, anche legate alla mobilità
Oneri di rete e fiscalità: il nodo della competitività dell’elettricità
Un altro elemento centrale riguarda la struttura dei costi dell’energia. Nel 2024, gli oneri di rete hanno rappresentato il 27% della bolletta elettrica per le famiglie e il 21% per le imprese, mentre tasse e prelievi hanno inciso rispettivamente per il 24% e il 16%.
Questi dati riportati da AccelerateEU mettono in luce un tema cruciale: rendere l’elettricità più competitiva rispetto ai combustibili fossili è una condizione necessaria per accelerare la transizione.
La Commissione sta quindi lavorando a un intervento mirato sulla regolazione del mercato elettrico, con l’obiettivo di ridurre i costi legati alla rete, aumentare la trasparenza delle tariffe e rivedere i meccanismi fiscali. Tra le ipotesi in discussione figurano anche una maggiore flessibilità per gli Stati membri nel ridurre la tassazione sull’elettricità, in particolare per le industrie energivore e per i consumatori più vulnerabili.
Investimenti, competitività e innovazione: la dimensione economica della transizione
Con il piano AccelerateEU, la Commissione europea mette a fuoco la dimensione economica della transizione energetica. Serviranno circa 660 miliardi di euro all’anno fino al 2030: una scala che rende necessario affiancare alle risorse pubbliche una mobilitazione ampia di capitali privati, orientati verso infrastrutture, tecnologie e innovazione.
La trasformazione del sistema energetico non riguarda un singolo ambito, ma l’intera catena del valore: dalla produzione alla distribuzione, fino ai modelli di consumo. Le misure si muovono in questa direzione, intervenendo su edifici, mobilità, reti e meccanismi fiscali, con un obiettivo chiaro: rendere l’elettricità sempre più competitiva rispetto ai combustibili fossili.
Più che una somma di interventi, la transizione si configura così come un processo sistemico, in cui ricerca e innovazione sono il vero acceleratore. Non basta sviluppare nuove tecnologie: serve testarle, scalarle e portarle rapidamente nel sistema produttivo. Per questo diventa centrale rafforzare il legame tra ricerca, industria e territori, attraverso infrastrutture di sperimentazione, collaborazione pubblico-privata e sviluppo delle competenze.
Una transizione da accelerare, ma da governare
Il piano rappresenta un passo chiave verso una trasformazione profonda del sistema energetico europeo, ma evidenzia anche la complessità del percorso.
Il punto oggi non è più definire le traiettorie, ma renderle operative: portare le soluzioni dalla fase progettuale a quella applicativa, verificarne l’efficacia e garantirne la scalabilità.
È su questo terreno che si misura la capacità del sistema europeo di trasformare strategia in impatto, in cui il ruolo di ecosistemi come Fondazione NEST diventa centrale, poiché agisce direttamente in tutta la filiera. Attraverso 9 spoke, sono già stati realizzati oltre 250 progetti, più di 10 brevetti e 74 prototipi, oltre 180 laboratori che connettono ricercatori e industria.