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Mobilità sostenibile: perché integrare trasporti, energia e infrastrutture

La sfida della smart mobility comincia dalla filiera 

Dal 16 al 22 settembre torna la Settimana Europea della Mobilità, l’appuntamento che ogni anno riporta al centro del dibattito il futuro dei nostri spostamenti. Un tema che va ben oltre la scelta tra motore termico ed elettrico: ripensare la mobilità sostenibile significa intervenire sull’intera filiera che la rende possibile, dai materiali dei veicoli alle reti di ricarica, fino alle piattaforme digitali che governano domanda e offerta di trasporto. 

La sfida è tutt’altro che teorica. In Italia i trasporti pesano per il 31,2% delle emissioni nazionali di gas serra, con la quota preponderante attribuibile al traffico su strada (ISPRA, dati 2024): un comparto che, a differenza di altri settori rilevanti, continua a crescere anziché ridursi. 

Analizziamo qui che cosa significa mobilità a basse emissioni, quali tecnologie la rendono possibile, il ruolo dell’intelligenza artificiale e come Fondazione NEST – attraverso i suoi Spoke tematici e il progetto LINES – porta la ricerca sull’energia dentro il sistema dei trasporti.

Che cos’è la mobilità sostenibile e come funziona

Per mobilità sostenibile si intende l’insieme di politiche, infrastrutture e tecnologie che permettono di spostare persone e merci riducendo consumi, emissioni climalteranti e occupazione di suolo, senza penalizzare l’accesso ai servizi essenziali.

Il perimetro è ampio e va ben oltre i trasporti pubblici: si tratta di un sistema che comprende sharing e pooling, micromobilità, veicoli a batteria e a idrogeno, logistica intermodale e infrastrutture di ricarica. La definizione europea aggiunge un criterio spesso trascurato: un sistema di trasporto sostenibile è tale solo se resta accessibile a tutte le fasce di reddito, in ogni area del Paese e in ogni fase della vita – il principio dell’equità intergenerazionale che la Commissione ha posto al centro dell’edizione 2026 della campagna.

È proprio nella relazione tra mobilità ed energia che si trova uno dei nodi della transizione. Rendere elettrico un veicolo non significa automaticamente azzerarne l’impatto: se l’energia che lo alimenta proviene da fonti fossili, una parte delle emissioni viene semplicemente spostata a monte. Lo stesso vale per i materiali e per i processi necessari a produrre batterie, veicoli e infrastrutture. La decarbonizzazione della mobilità, dunque, non si esaurisce sulla strada: richiede di intervenire sull’intera filiera energetica e produttiva che la sostiene.

“La mobilità pulita non comincia al volante, comincia nel punto in cui viene prodotto e accumulato ciò che mette in movimento il veicolo.”, afferma il prof. Giompaolo Manzolini, leader dello Spoke 5 di NEST, “Per questo lavorare su sistemi energetici più efficienti, sostenibili e integrati significa intervenire alla radice della transizione: non solo rendere i veicoli più puliti, ma costruire l’intera filiera energetica che permetta loro di esserlo davvero.”

Quali benefici porta una rete di trasporti integrata

Una rete di spostamenti ben progettata produce risultati misurabili su tre piani:

  • ambientale: minore impronta di carbonio, meno ossidi di azoto e particolato nelle aree urbane, meno suolo impermeabilizzato per parcheggi e viabilità;
  • economico: costi di spostamento più bassi per le famiglie, minore spesa sanitaria legata all’inquinamento atmosferico, nuove filiere industriali su batterie, componentistica e ricarica;
  • sociale: restituzione dello spazio pubblico ai cittadini e contrasto alla povertà dei trasporti, cioè l’impossibilità di raggiungere lavoro, istruzione e servizi per mancanza di alternative all’auto privata.

Il beneficio non è automatico: si realizza solo quando materiali, propulsione, infrastrutture di rifornimento e strumenti digitali vengono progettati come un unico sistema. È il metodo della struttura Hub & Spoke di NEST, dove nove nodi tematici presidiano segmenti diversi della stessa catena del valore.

Il digitale come infrastruttura della mobilità

L’integrazione della filiera non riguarda soltanto le componenti fisiche. Più aumenta il numero di veicoli elettrici, sistemi di ricarica e servizi di mobilità condivisa, più diventa necessario coordinare in tempo reale domanda di trasporto, disponibilità dei mezzi e capacità della rete energetica.

È qui che dati e intelligenza artificiale assumono un ruolo strategico. Algoritmi predittivi possono anticipare i picchi di domanda, ottimizzare l’utilizzo delle flotte e distribuire i carichi di ricarica nelle ore in cui la rete elettrica è meno sollecitata. La stessa logica è alla base del MaaS, Mobility as a Service, che integra modalità di trasporto diverse all’interno di un unico servizio accessibile all’utente.

L’intelligenza artificiale diventa quindi uno strumento di integrazione tra energia e mobilità: non interviene soltanto sull’efficienza del singolo mezzo, ma sulla capacità dell’intero sistema di adattarsi alle esigenze dei cittadini e ai vincoli della rete.

Lo Spoke 7 di NEST, dedicato alla Smart sector integration, studia come componenti di una stessa architettura la rete elettrica, il livello digitale e i sistemi di trasporto. In questo modo la tecnologia non si limita ad ottimizzare, ma governa il nesso tra ciò che la rete può erogare e ciò che i cittadini chiedono.

Che cosa fa NEST per la mobilità a zero emissioni

La mobilità è un tema trasversale per NEST, che attraversa almeno quattro dei suoi Spoke, ciascuno su un anello diverso della stessa filiera:

Questa capacità di integrare competenze diverse trova una nuova applicazione in LINES, il progetto di NEST dedicato specificamente a trasporti e logistica intermodale. Con un investimento di 20 milioni di euro, finanziato nell’ambito del Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività 2021-2027, LINES svilupperà soluzioni ad alta maturità tecnologica intervenendo su propulsione, sistemi di accumulo, infrastrutture energetiche e piattaforme digitali di gestione.

L’obiettivo è portare queste tecnologie verso l’applicazione industriale, con particolare attenzione ai territori a minore intensità industriale, dove il potenziamento delle infrastrutture e delle filiere innovative può produrre un impatto più significativo.

“Il trasferimento tecnologico non è la fase finale della ricerca. È il punto in cui si decide se una tecnologia resterà un prototipo o diventerà un servizio quotidiano.”, ricorda Gabriella Scapicchio, Direttrice Generale NEST, “È qui che l’innovazione prende forma: quando un risultato scientifico incontra bisogni reali, competenze industriali e capacità imprenditoriale, trasformandosi in una soluzione capace di generare valore e di arrivare concretamente sul mercato.”

Accanto allo sviluppo tecnologico, NEST contribuisce anche al confronto sulle politiche della mobilità. Proprio nei giorni della Settimana Europea della Mobilità, la Fondazione partecipa a due dei NEXT Mobility Talk, il percorso promosso nell’ambito della Smart Mobility Alliance, think tank di cui NEST è partner:

  • 17 settembre — NEXT Mobility Talk #3, Infrastrutture e tecnologie intelligenti, presso Assimpredil ANCE;
  • 21 settembre — NEXT Mobility Talk #4, Professioni della mobilità, mezzi e flotte del futuro, presso la Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi.

Gli spunti dei tavoli confluiscono nella programmazione regionale dei trasporti: un esempio di come la ricerca entri nella decisione pubblica.

Le prospettive future del trasporto decarbonizzato

Un sistema realmente decarbonizzato richiede tre condizioni simultanee: una filiera pulita a monte, che alimenti i veicoli con fonti rinnovabili e materiali a basso impatto; una rete capillare, che renda l’alternativa all’auto praticabile anche fuori dalle grandi città; un livello digitale di governo, che allinei domanda, offerta e capacità della rete elettrica.

È su questa intersezione che lavora NEST: far arrivare i risultati dei laboratori dentro i mezzi che useremo davvero, e riportare nei laboratori i vincoli che quei mezzi incontrano su strada. Perché un sistema di trasporto pulito non nascerà da una singola tecnologia decisiva, ma dal momento in cui filiera, rete e dati smetteranno di essere tre cantieri separati.

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